l tennis non è soltanto quello che vediamo in televisione, con gli stadi pieni, gli highlights spettacolari, i passanti impossibili che salvano una palla break o le grandi vittorie celebrate davanti a migliaia di spettatori.

Il tennis è anche, e soprattutto, quello che non vediamo. Un mondo in salita, fatto di sacrifici, rinunce, chilometri percorsi, valigie sempre pronte e investimenti economici che non tutte le famiglie possono permettersi. Un mondo dove il talento, qualche volta, non basta e dove persino all'interno della stessa famiglia può arrivare il momento di dover fare delle scelte.

Ed è proprio osservando i diversi circuiti internazionali, dai grandi tornei ATP e WTA fino ai Challenger e agli ITF, che emerge un fenomeno tanto curioso quanto significativo: la presenza di numerosi fratelli e sorelle che condividono il sogno di diventare, o rimanere, tennisti professionisti.

Una prima ricognizione ci porta a individuare circa trenta famiglie con oltre cinquanta giocatori e giocatrici complessivamente coinvolti, un dato ancora da completare e verificare ma già sufficiente per accendere una riflessione.

Pensiamo ai greci Stefanos, Petros e Pavlos Tsitsipas, oppure ai connazionali Stefanos, Dimitris e Michalis Sakellaridis. Addirittura tre fratelli impegnati nel tennis agonistico, tre percorsi sportivi da accompagnare, tre carriere sulle quali investire.

E poi ci sono gli argentini Francisco e Juan Manuel Cerúndolo, i fratelli Luciano e Vito Antonio Darderi, Matteo e Jacopo Berrettini, Hugo e Murkel Dellien dalla Bolivia, oppure Arklon e Conner Huertas del Pino dal Perù. Senza dimenticare Raul e Nuria Brancaccio, che rappresentano un esempio italiano di fratello e sorella impegnati nel tennis professionistico, tra circuiti maschili e femminili.

Nel panorama femminile troviamo Mirra ed Erika Andreeva, Linda e Brenda Fruhvirtová, Veronika e Polina Kudermetova, le ucraine Lyudmyla e Nadiia Kichenok e le portoghesi Francisca e Matilde Jorge. E naturalmente, guardando alla storia di questo sport, è impossibile non ricordare Venus e Serena Williams, probabilmente il simbolo più famoso di quanto due sorelle possano condividere, costruire e conquistare attraverso il tennis.

Nomi conosciuti e altri meno, alcuni presenti nei grandi palcoscenici e altri impegnati ogni settimana in tornei dove spesso il premio economico non è sufficiente nemmeno a coprire tutte le spese.

Ma cosa significa davvero, per una famiglia, sostenere contemporaneamente due o addirittura tre figli che vogliono intraprendere una carriera nel tennis?

Significa pagare allenamenti, preparatori, viaggi, alberghi, attrezzature e trasferte internazionali. Significa investire per anni senza alcuna certezza di ritorno economico. Significa credere in un progetto che può regalare soddisfazioni straordinarie, ma anche mettere a dura prova le possibilità finanziarie di una famiglia.

E allora viene spontanea una domanda: quante famiglie possono davvero permetterselo?

Perché se è bellissimo vedere due fratelli crescere nello stesso ambiente, condividere allenamenti e magari ritrovarsi un giorno uno contro l'altro in un torneo professionistico, è altrettanto importante chiedersi quanti altri fratelli o sorelle abbiano dovuto interrompere il proprio percorso semplicemente perché non c'erano le risorse per continuare.

A volte una famiglia è costretta a scegliere su quale figlio investire maggiormente, quale carriera sostenere e quale sogno ridimensionare. Non necessariamente per mancanza di talento, ma perché il tennis, soprattutto nei suoi livelli intermedi e inferiori, può diventare uno sport estremamente costoso.

Ed è forse questa una delle contraddizioni più grandi di una disciplina che negli ultimi anni sta vivendo una crescita straordinaria di popolarità: il tennis entusiasma sempre più persone, ma praticarlo ad alti livelli rimane un'opportunità che non tutti possono permettersi.

Naturalmente il sostegno economico non garantisce il successo. Può offrire maggiori opportunità, permettere trasferte e allenamenti migliori, ma quando si entra in campo bisogna comunque saper giocare, soffrire e lottare.

Nessun genitore può salvare una palla break al posto del proprio figlio. Nessuna disponibilità economica può trasformare automaticamente un ragazzo in un campione. Ogni punto va conquistato, ogni partita va affrontata e ogni posizione in classifica va difesa.

Ed è proprio per questo che a tutti questi ragazzi e ragazze, indipendentemente dal cognome che portano e dalle condizioni economiche di partenza, vanno riconosciuti impegno, determinazione e sacrificio.

Il nostro obiettivo non è mettere in discussione chi ce l'ha fatta, ma riflettere su quanti potrebbero farcela se avessero la possibilità di provarci fino in fondo.

Perché il tennis dovrebbe diventare sempre meno elitario e sempre più popolare, non soltanto negli spalti o davanti alla televisione, ma soprattutto nelle opportunità offerte ai giovani che desiderano costruirsi un futuro attraverso questo sport.

La speranza è quella di vedere sempre più fratelli e sorelle competere nei circuiti internazionali, magari affrontarsi in una finale o condividere una vittoria in doppio. Ma soprattutto vorremmo che quelle opportunità non fossero condizionate in maniera così determinante dalle possibilità economiche delle rispettive famiglie.

Il talento non sceglie in quale famiglia nascere. E dovrebbe essere il campo, prima del portafoglio, a decidere fino a dove può arrivare.

Ed è proprio questo il tipo di tennis che vogliamo raccontare.

Queste sono le dinamiche che piacciono a noi di BORDO CAMPO. Quelle che spesso rimangono nascoste dietro un risultato, una classifica o una semplice partita. Quelle che raccontano il percorso prima del traguardo, i sacrifici prima degli applausi e le difficoltà prima delle vittorie.

Perché a noi piace guardare anche dove le telecamere non arrivano, nei Challenger, nei piccoli tornei ITF, tra ragazzi e ragazze che inseguono un sogno senza sapere se un giorno potranno realizzarlo.

Perché per conoscere davvero una montagna bisogna scalarla partendo dal basso.

E il tennis, per essere compreso fino in fondo, va raccontato proprio da lì.

BORDO CAMPO — Il tennis oltre il risultato.