Una stagione fa sembrava utopia. Oggi è realtà. Il Bologna chiude il campionato al quinto posto e si guadagna l'accesso ai preliminari di Champions, un risultato che pochi avrebbero sottoscritto a settembre, quando dalla panchina si era appena seduto Vincenzo Italiano.

La ricetta è quella di sempre — pressing alto, palleggio paziente, intensità — ma applicata con una continuità che non si vedeva al Dall'Ara da decenni. Saelemaekers ha trovato i suoi metri, Calafiori detta i tempi dalla difesa, Castro segna come se avesse sempre giocato in Serie A.

C'è poi il filo invisibile che lega lo spogliatoio: l'idea che ogni partita debba essere giocata allo stesso modo, contro chiunque. È la stessa intensità che ha permesso al Bologna di vincere a San Siro, di pareggiare a Torino contro la Juve, di non perdere mai in casa con le grandi.

Italiano, in conferenza stampa, ha la voce di chi sa di aver fatto qualcosa di storico ma non vuole dirlo: "Questi ragazzi meritano tutto. Hanno dato cuore e gambe ogni domenica." Poi un sorriso che vale dieci interviste.

L'Europa che verrà sarà un'altra prova. Per la rosa, per il club, per una città che si è scoperta innamorata della propria squadra in un modo che non accadeva dal 1964. Ma intanto, per una notte, il Dall'Ara può solo cantare.